La reputazione online è diventata qualcosa di molto più complesso rispetto a qualche anno ...
Una fotografia modificata, una voce clonata, una vecchia notizia che torna a circolare, un commento scritto impulsivamente sui social. Ma anche un contenuto che non abbiamo mai prodotto e che, grazie all’intelligenza artificiale, può sembrare autentico. La reputazione online è diventata qualcosa di molto più complesso rispetto a qualche anno fa e, soprattutto, non dipende più soltanto da ciò che scegliamo di pubblicare.
È stato questo uno dei fili conduttori dell’incontro con Simona Petrozzi, ospite martedì 18 agosto al Lido del Sole della rassegna “Tuffati in un libro”, curata da Luisa Cardinale. Al centro della serata il volume Web Reputation: crea il tuo successo! Attacchi mediatici: prevenzione e cura, pubblicato da Armando Curcio Editore e scritto da Petrozzi insieme a Raffaele Focaroli, Caterina Flick e Tiziana Tomei.
Un tema che riguarda sempre più da vicino la vita quotidiana, perché la prima impressione su una persona o su un’attività spesso passa proprio dalla rete. “Chiunque debba conoscere una persona o un’azienda effettua prima di tutto una ricerca su Google”, ha spiegato Petrozzi. Ma anche questa abitudine, osserva, sta cambiando: “Non più su Google ormai, bensì direttamente su ChatGpt si ricercano ormai le notizie di persone, organizzazioni ed aziende”.
Il problema nasce quando ciò che troviamo online non corrisponde alla realtà. Una notizia falsa o diffamatoria, un’informazione non aggiornata oppure un commento negativo possono avere conseguenze concrete sulla vita di una persona e sull’attività di un’impresa. “Una notizia lesiva o un commento negativo possono distruggere in pochissimo tempo anni di reputazione, far fallire trattative commerciali e compromettere il fatturato“, ha sottolineato Petrozzi, evidenziando come la prevenzione sia ancora spesso sottovalutata e come si intervenga soltanto quando la crisi è già esplosa. Tra i rischi più comuni rientrano la diffamazione sui social, le fake news, la diffusione di informazioni private e la permanenza online di notizie che, anche quando non sono false, possono essere ormai obsolete e continuare a comparire nelle ricerche. Ma il quadro è diventato ancora più delicato con l’intelligenza artificiale.
“Se in passato le preoccupazioni principali riguardavano soprattutto l’imprudenza del singolo – pubblicare foto inidonee o commenti impulsivi, informazioni private – oggi il paradigma è radicalmente cambiato”, spiega Petrozzi. Il riferimento è soprattutto ai deepfake e all’intelligenza artificiale generativa, che permettono di produrre immagini, video e audio estremamente realistici utilizzando il volto o la voce di una persona. La conseguenza è una novità importante: la reputazione può essere danneggiata anche da qualcosa che la persona non ha mai fatto.
A questo si aggiunge la velocità della rete. Un contenuto estrapolato dal suo contesto, una frase pronunciata con ironia o un’immagine privata possono essere rilanciati e raggiungere rapidamente un pubblico molto vasto. La possibilità di perdere il controllo sul contesto originale di un contenuto e la sua successiva amplificazione rappresentano, secondo Petrozzi, una delle principali criticità dell’attuale ambiente digitale. E più un contenuto circola, più diventa difficile intervenire sulle sue conseguenze.
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