Diritto all'oblio le violazioni di Google alle pronunce della Corte

[ IL CASO] Strettamente connessa con gli indennizzi monetari è la problematica della reputazione, che ha un importante valore commerciale (nel caso dei dirigenti incide anche sulla valutazione dell’azienda), e del diritto all’oblio sul web. «Qui è intervenuta l’Unione europea», spiega Caterina Flick, avvocato dello studio Nunziante Magrone che segue il problema. «È successo che un cittadino spagnolo si è rivolto all’autorità garante della privacy per una voce di Google che lo riguardava e che richiamava a un vecchio articolo su una vicenda spiacevole che l’aveva riguardato ma poi si era risolta». L’autorità ha riconosciuto che l’attività del motore di ricerca costituisce trattamento di dati personali e ha sancito la deindicizzazione della “Url” precisando che solo il giornale poteva tenere negli archivi online l’articolo in questione. Allora Google ha promosso ricorso alla Corte di Giustizia europea che però ha confermato la posizione dell’autorità, ribadendo che il motore di ricerca è obbligato a garantire la deindicizzazione». L’affare però si è complicato: «Google ha istituito una sorta di sportello-reclami online dove chi si ritiene danneggiato può chiedere la rimozione di Url che scottano. Ma si è tenuta l’ultima parola, cioè il diritto a riconoscere effettivamente all’appellante quello che lui reclama. E qui tutto si infrange: Google, almeno in Italia, dà ragione a non più del 30% dei reclami, riportando in sostanza il problema alle sua origine».

Repubblica.it