Donne, per combattere la cyber violenza restate connesse

Si è appena concluso a Barcellona il XXII Congresso della Fifcj (Fédération internationale des ...


Si è appena concluso a Barcellona il XXII Congresso della Fifcj (Fédération internationale des femmes des carrières juridiques), federazione internazionale delle donne giuriste. Al centro dell’iniziativa il corpo delle donne e i diritti fondamentali. In questo contesto, una particolare novità è il tema del “corpo digitale”. Ne parliamo con Caterina Flick (nella foto), avvocato dello Studio Nunziante Magrone.

Il web: tante opportunità, ma anche qualche insidia. Può diventare veicolo di violenza e aggressione verso le donne?
Il rapporto sulla cyber violenza di genere, pubblicato dalla Commissione ONU per lo sviluppo digitale, mostra numeri impressionanti. Il più significativo è che 3 donne e ragazze su 4 hanno sperimentato o sono state esposte in qualche modo alla violenza online. Significativa poi la differenza di genere: donne e ragazze corrono il rischio di essere molestate online 27 volte più dei maschi.

Cosa c’è dietro ai numeri?
Prima di tutto le diverse forme che la violenza on line può assumere: insulti, aggressioni verbali, molestie, pubblicazione di foto pornografiche (vere o falsificate), furto di identità, stalking, incitamento alla violenza di genere. E poi l’uso del web come veicolo per la tratta di donne e bambine. Ma già dal 2013 la campagna di UN Women “the autocomplete truth”, rivelava la prevalenza di sessismo e discriminazione contro le donne.

Quali le possibili soluzioni?
Il primo modo di combattere la violenza è quello di non autoescludersi dall’uso del web, cosa che  non farebbe che aumentare la discriminazione nei loro confronti. Non è facile trovare strumenti normativi condivisi, anche perché quando si prospetta l’introduzione di regole si grida contro la censura e si dimentica che con internet la comunicazione si trasforma facilmente in azione. Ultima notazione: nel nostro Paese si punisce l’incitamento alla violenza e la violenza per motivi discriminatori, perché non includere tra questi anche il genere?

Cinzia Cinque